Matera Città candidata a Capitale Europea della Cultura per il 2019

Arte

Ogni angolo di questo “giardino di pietra” è un oggetto d’arte.

Le cave di tufo, le grandi cavità a cielo aperto che si estendono ai confini di Matera, sono il principio di tutta l’architettura rupestre, la materia prima emersa dal suolo e plasmata ad uso e consumo dell’uomo, per la creazione dei suoi spazi. Qui, la natura diventa il principio di un immenso patrimonio che è la cultura dell’architettura rupestre della città di Matera. Si potrebbe parlare di un’arte quasi metafisica e concettuale quella rupestre, perché il paesaggio che l’osservatore ha di fronte è il connubio perfetto tra natura e tessuto urbano. La natura ha dato vita alla città e la città, nello stesso tempo, riflette quell’ordine naturale che ne ha regolato lo sviluppo.

In questa Matera antica e moderna, dove la natura è una madre indulgente e ospitale ma anche maestra di vita, l’uomo ha disseminato le tracce della sua presenza e imparato le tecniche dell’abitare e di tutta l’architettura rupestre in generale. Grotte abitate da cacciatori, ma anche cavità ipogee adibite a chiese, cenobi, cisterne, laure, dove vivevano monaci ed eremiti.

Se l’arte dello scavo ha il suo significato intrinseco nel rapporto che l’uomo ha stabilito con i luoghi del quotidiano, nell’architettura delle chiese rupestri il valore dell’arte rappresenta una sorta di accostamento dell’uomo al divino.

Ricchi di significati e fortemente suggestivi sono il complesso del Convicinio di Sant’Antonio Abate, dove il gioco di luci ed ombre, pieni e vuoti è un’ alternanza costante di altari, nicchie, cisterne, archi, navate, pilastri e l’imponente chiesa di San Pietro Barisano nella quale l’arte dello scavo si accompagna senza stonature ai successivi interventi operati dall’uomo.

Dominano il panorama del Sasso Caveoso le chiese di San Giovanni in Monterrone e Santa Maria de Idris dove, le varie componenti della struttura architettonica, dalla roccia al prodotto finito dell’arte, non si distinguono realmente l’una dall’altra ma si completano a vicenda, arricchite di preziosi affreschi.

Santa Maria de Armenis, Santa Barbara, Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, veri gioielli dell’arte e dell’architettura rupestre. Luoghi mistici, dove le caratteristiche del sacro si identificano con gli ambienti scavati nella materia originaria, dotati di preziosi affreschi bizantini e motivi decorativi come fregi fitomorfi scolpiti nel tufo, ornati, bugnati, bassorilievi votivi che raffigurano scene religiose. Ma anche graffiti, ideogrammi, rilievi, impronte lasciate sulle pareti, testimonianza di una scrittura sociale che ripercorre il linguaggio architettonico dei Sassi, sono gli elementi liturgici che la cultura materana custodisce nelle chiese rupestri.

Un tripudio di bellezze architettoniche sullo sfondo frastagliato della Murgia materana, si contempla nella piazza di San Pietro Caveoso, dominata dall’omonima chiesa e prospiciente alla “casa-grotta” la cui struttura, in parte scavata in parte costruita, è arredata con attrezzi da lavoro e di antichissima forgiatura, caratteristici simboli della civiltà contadina.

Costruita sul colle della Civita, il punto più alto di Matera, la Cattedrale, in stile romanico-pugliese, domina un’atmosfera quasi surreale, mentre corredano l’architettura degli ipogei di Piazza Vittorio Veneto, proprio nel cuore del centro storico, la chiesa Mater Domini, affiancata da un campanile che consente la veduta panoramica sui Sassi e le due chiese romaniche di San Giovanni Battista e San Domenico. Poco distante si trova il Castello Tramontano, costruito utilizzando il tufo delle cave materane, iniziato nel XV secolo e lasciato incompleto anche dopo la morte del Conte Giovan Carlo Tramontano voluta per mano degli stessi materani, stanchi della sua perfidia e delle sue angherie. La stradina di via Riscatto, adiacente la Cattedrale, porta il ricordo di quel sanguinoso episodio, grazie al quale la popolazione si affrancò dalle ingiustizie della tirannide.

Massima espressione dell’architettura seicentesca caratterizzante la zona del Piano è Palazzo Lanfranchi, adiacente alla chiesa della Madonna del Carmine attualmente sede di importanti mostre d’arte. Nacque come seminario per volontà del vescovo Vincenzo Lanfranchi. Nell’Ottocento, sede del liceo ginnasio, vi insegnò per due anni Giovanni Pascoli. Oggi, Palazzo Lanfranchi ospita il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Numerose strutture civili e religiose puntellano il paesaggio architettonico della dorsale barocca dove si stagliano Palazzo dell’Annunziata, sede della biblioteca provinciale, il monastero di Santa Chiara, la Chiesa del Purgatorio e San Francesco d’Assisi, con l’attigua piazza del Sedile sulla quale si affaccia Palazzo del Sedile, l’attuale Conservatorio “E. R. Duni”.

La scoperta delle tracce lasciate dall’uomo e degli insediamenti del Paleolitico e del Neolitico più importanti della zona, fu merito dello studio puntiglioso di un medico, appassionato di antiquaria, al quale è dedicato l’omonimo Museo Nazionale “Domenico Ridola”, un’ interessantissima raccolta di reperti archeologici e testimonianze, frutto della sua ricerca durante le campagne di scavo.

Nell’arido paesaggio della Murgia, nascoste da una vegetazione lussureggiante che ricopre la roccia tutt’intorno e situate a ridosso della Gravina, famose cripte come quelle della Madonna della Loe e di Sant’Eustachio, sono altrettanti resti delle antiche dimore della civiltà rupestre.

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