Matera Città candidata a Capitale Europea della Cultura per il 2019

Il “laboratorio” con il Liceo Artistico: i docenti

L’Evento “Una porta verso Matera2019″ ha visto la Prof.ssa Silvia Bordini, Docente di Storia dell’arte all’Università de La Sapienza, incontrare allievi e docenti del Liceo Artistico Carlo Levi di Matera.

Quella che riportiamo di seguito è la sua testimonianza.

Che cosa significa portare l’arte contemporanea adesso nei Sassi, e sopratutto la video arte – che è la prima espressione, quando vari artisti poeti scrittori, scultori, registi si sono confrontati con la realtà dei Sassi. Noi vedremo otto video installazioni nei Sassi. Che cosa vuol dire questa cosa per Matera?

Vuol dire in generale che Matera si apre a un linguaggio dell’arte molto contemporaneo, al linguaggio della comunicazione che è prevalente oggi, che è quella appunto dell’immagine animata, dell’immagine in trasformazione realizzata con il video e con il computer. I lavori che si presentano stasera sono una commistione di riprese che partono da Matera e elaborano in parte le immagini di Matera stessa, inventando una interpretazione della Murgia, dei Sassi e di altre parte delle città. In generale, è vero che Matera è sempre stata uno spunto, perché è una città che ha un fascino incredibile, voi ci abitate, io dall’esterno la penso sempre come una città molto speciale per tanti motivi – pero in genere la visione che se ne ha anche dal punto di vista artistico è un po “romantica”: questa città costruita in parte nella roccia, con questa storia millenaria, con questa natura cosi forte, anche aggressiva sotto un certo aspetto… fare nei Sassi un’installazione video significa portarla un po di più nella contemporaneità, far confrontare l’artista e i cittadini che vedranno le video-installazioni con un’interpretazione che segue i canali principali dell’arte di oggi.

Qui vorrei fare una piccola parentesi e dire perché sono qua. Mariagrazia Pontorno è una mia allieva. Io insegno storia dell’arte contemporanea e non mi occupo solo di video-arte, l’altro mio canale privilegiato sono le teorie dell’arte dell’ottocento (cose anche molto diverse, molto riposanti: quando mi sono un po stancata delle arditezze dell’arte contemporanea mi rifugio un po nell’ottocento e viceversa). Ho cominciato a occuparmi di video-arte, ossia arte fatta con le nuove tecnologie, fin dai primi anni novanta quando all’università non se ne occupava nessuno. Tutto questo oggi è scontatissimo. I ragazzi del liceo artistico sono nati quando già c’era il video, il computer, sono cresciuti che c’era già Internet. Noi invece ci ricordiamo quando invece c’era solo un po di televisione. Tutto questo crescere molto rapido di tecnologie che un po ci sommergono, un po ci danno qualcosa, fq si che forse un modo per controllarle, per conviverci è utilizzarle anche artisticamente, perché l’arte è un canale privilegiato di comunicazione, di interpretazione, di senso critico. Perché l’arte ha un’apparenza e qualcosa che sta dietro le apparenze, quindi ci induce sempre a porci delle domande, ci induce sempre a cercare di vedere oltre e a stimolare il nostro senso critico. Sopratutto l’arte contemporanea, che è molto complessa, e difficile. Senz’altro non è gratificante, non è consolatoria, pone dei problemi, pone delle domande. Nella mia esperienza pluri-decennale so che non è facile per il pubblico avvicinarsi a delle forme di arte contemporanea, pero una volta che uno trova i canali giusti è un mondo molto ricco, molto vareigato, e molto in sintonia con i problemi di oggi, non a caso molti giovani si occupano proprio di video-arte. Come appunto Mariagrazia che ha studiato Scienze della Comunicazioni, pero poi è approdata a Lettere. Mi ricordo che una volta le ho chiesto “cosa vuoi fare da grande?”, e lei mi ha risposto “voglio fare la montatrice, voglio lavorare nel montaggio”, e poi invece… Questo lo dico perché la Storia dell’arte dà poi degli imput per trovare delle strade.

Io mi occupo di video-arte, nel senso della sua storia: la sua storia comincia negli anni ’60, che sono una fucina di nuove ipotesi per l’arte – tanto per citarne una, l’arte povera; e anche di prime esperimentazioni di immagini del computer, che inizialmente erano differenziate e poi si sono intermediate, si sono fuse. La storia è sempre avvincente perché fa capire le radici dell’oggi, anche dal punto di vista delle tecniche e delle elaborazioni che possiamo fare: per esempio le prime immagini del computer che adesso noi abbiamo sul telefonino, che ci passiamo da Internet in tutti modi, che elaboriamo, inizialmente erano fatte da scienziati che avevano accesso a dei computer enormi: per tirarle fuori dal monitor in realtà le fotografavano, a volte le coloravano a mano. Percio c’è tutto un rapporto con la Pittura. Le prime immagini erano ispirate a Picasso. È una storia avvincente di una commistione. La video-arte è venuta fuori piano piano. Un’altro elemento interessante, che ora si è perso, è che i primi video-artisti che hanno lavorato e si sono impegnati moltissimo per fare conoscere i loro lavori a livello internazionale , hanno cominciato partendo dalle immagini della televisione contestandole, criticandole, modificandole. Un solo esempio: uno dei primi artisti stranoti considerato il padre della video-arte, è un coreano che ha lavorato in Germania e negli Stati Uniti, che nasce come musicista come molti artista del video: avvicina una calamita al tubo catodico e in questa maniera distorce sia le immagini sia il suono insieme, e poi inventa dei sintetizzatori particolari che modificano appunto sia le immagini sia il suono e si inventa gli effetti speciali e anche il video clip.

Io sono qui perché Mariagrazia è una mia ex-allieva. Io non sono una curatrice di mostre, pero ogni tanto faccio delle presentazioni. E poi sono qui perché questo progetto di Matera 2019 tutto sommato mi ha molto stuzzicato, perché Venezia Capitale della Cultura è un’idea quasi noiosa, perché Venezia lo è già, quasi non se ne puo più. Invece Matera effettivamente puo essere qualcosa di più, può funzionare. Naturalmente va molto costruito, quindi proviamoci. Se uno non ci prova, le cose non marciano mai.

Non voglio essere pessimista, ma Matera potrà essere Capitale europea della Cultura.

Ci si prova, forse non lo sarà, però si farà una certa pubblicità di non essere solo ancorata al passato ma di riuscire a dire qualche cosa anche sull’oggi.

E questo il problema di Matera, questa natura verso l’oggi che ancora stenta molto.

È ovvio che un’artista che lavora, invece che con la matita e il pennello, con una telecamera o la fotografia o il digitale, ha le stesse qualità, le stesse possibilità. Io con questa penna posso fare un capolavoro se sono un bravo artista. Non è lo strumento che conta, ma come si adopera. Pero naturalmente lo strumento incide, perché io con questa penna posso fare cose fantastiche, anche la tecnica ha la sua importanza nel modificare l’approccio dell’artista con l’opera. Per esempio uno dei limiti, ma anche delle libertà di questo tipo di arte delle nuove tecnologie è il fatto che è meno legata al mercato. Questo è un elemento importante. L’arte sta in un sistema : ci sono delle strutture che sono le gallerie, i curatori, le mostre, le installazioni, e un po all’apice il museo. Nel senso che un artista che arriva ad avere le sue opere in un museo, ha fatto il suo itinerario… e questo è un po più difficile per quelle che sono immateriali, che hanno un elemento virtuale, che esistono solo quando si vedono. E questo da una parte è un limite perché circolano meno soldi, dall’altra pero c’è una maggiore liberta perché l’artista puo inventarsi quello che vuole senza sempre stare a pensare al sistema alle esigenze dei galleristi.

Appassionarsi a questo sistema non avviene solo se c’è la passione del computer. O si hanno sollectazioni forti, e ci dev’essere anche alla base una ricerca sull’arte, che deve essere consistente perché se no non si arriva a questi sistemi.

Far capire bene che la modellazione non è soltanto uno smanettare al computer. Ma c’è una progettualità, una ricerca. Cosi i ragazzi comprendono che devono prima studiare, fare ricerca per poi arrivare a una maturazione. L’arte contemporanea non è fare un astratto, ma c’è un percorso dietro, e questa è una cosa fondamentale.

E una cosa difficile da far comprendere ai ragazzi. Hanno questo atteggiamento disinvolto. Per loro essere artisti significa essere creativi. Non danno valore allo studio, alla riflessione, e anche al livello progettuale.

Bisogna farli capire che saper disegnare non basta. È una formula di accompagnamento, pero non basta.

Restucci e Cresci dissero che non si poteva prescindere dal pensare l’arte.

L’arte non è una cosa facile, pero non solo l’arte contemporanea. Tiziano, Raffaello sono difficilssimi. Non è che uno vede e sa. È un’attività culturalmente complessa. Anche guardare. Ci vuole una ricostruzione storica, una contestualizzazione. E questo anche per i fatti visivi.

Bisogna allevare a saper vedere.

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